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Day #1 – Boston – Arrivo

novembre 5, 2015

Boston picture

Ci siamo, poche miglia e si atterra. Durante il volo, si prospetta un arrivo con addirittura un’ora di anticipo. E così è stato. Dall’alto del nostro aereo Alitalia,  Boston si presenta in una splendida giornata di sole. La baia di Boston con le sue insenature ed il contrasto tra il turchino del mare e la varietà dei colori autunnali degli alberi, ti regala un biglietto di ingresso negli States di assoluto pregio. Un pittore e la sua tavolozza, non avrebbero realizzato di meglio per quanto madre natura ha fatto. Senza togliere o dare nulla, per certi versi la visione ti ricorda una delle nostre coste delle due isole maggiori, Sardegna e Sicilia che in tanti ci invidiano.

Il viaggio è stato molto piacevole. Equipaggio di bordo cortese e disponibile, nessuna scena di panico od altro che a volte ti capita di trovare, passeggeri discreti e silenziosi tranne ovviamente qualche bambino ed il pianto ripetuto di un neonato.
Pensavo di dormire qualche ora ed invece, come spesso mi capita, il nulla nello sperare di essere accompagnato da Morfeo.
Il tempo è trascorso piacevolmente con la lettura di un testo di PNL, della rivista di bordo Ulisse, con articoli interessanti ed un editoriale che poteva essere un tazebao per la vita, un pasto ed uno spuntino con pasto speciale a base di pesce, accompagnati da bibite e snacks da prendere con parsimonia. Il tutto “arricchito” dalla visione del film Monuments Men, di certo non un candidato al premio oscar ma con il piacere di aver visto una pellicola che ripercorre le nefandezze della seconda guerra mondiale e lo scempio di opere d’arte dai siti europei con destinazione Germania, operato da parte dei nazisti.
All’arrivo, grazie ad un mio amico romano, trovo ad aspettarmi una funzionaria Alitalia che mi dà supporto per le operazioni di rito.

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La temperatura a terra, conferma quanto era presumibile dall’alto; una splendida giornata di sole che ti “scalda” con i suoi 18-20 gradi, da non farti rimpiangere quanto meteorologicamente lasciato a Roma.
Decido di prendere la metro per raggiungere la mia location B&B. La metro ti fa fare conoscenze ed esperienze che non potresti mai fare salendo su un taxi. Nel primo step di fermate, mi accompagna un gentile signore di colore di nome Randale che mi dà le giuste informazioni per raggiungere la mia destinazione. Entrando in argomento delle ragioni del mio essere a Boston, mi sfodera una conoscenza del mondo sportivo come pochi. Parla con competenza della realtà sportiva a Boston, dei college che rappresentano meglio l’espressione sportiva e nello specifico del basket, mi censura altri aspetti sportivi del basket collegiale per quello che sono “trasparenza e chiarezza operative”, confermando quello che mediamente sappiamo un po’ tutti. Mi lascia sulla metro per il mio prosieguo corsa, delegando la conduttrice della metro nell’essermi di supporto. La sig.ra alla guida si chiama Andrea (nome singolare per una donna), anche lei di colore e madre di tre figli. Uno dei figli che ha 27 anni gioca a basket. Professionista attualmente nella lega Canadese, giramondo anche europeo ma che mai ha calcato il suolo italico. La signora Andrea avrebbe piacere che venisse in Italia, per coronare il sogno della sua vita di visitare le bellezze della nostra nazione.
Cosa chiedere di più per entrare nei meccanismi bostoniani?

Scendo a Warren nel quartiere di Allston/Brighton che, come mi dicono, fanno parte della city. Quartiere tranquillo sotto tutti i punti di vista, costruzioni basse, villette in sequenza con massimo tre piani, quiete totale. Prima tappa il negozio della AT&T per attivare il mio numero telefonico americano. Mi metto subito in contatto con il B&B per raggiungere la location. Per me il B&B americano una vera scoperta. Conoscevo quello italiano ma non quello americano che non avevo mai sperimentato. Cindy (immagino la proprietaria), una simpatica donna di mezza età, mi dà le indicazioni corrette in una piacevole conversazione tra il benvenuto e le domande di rito. Raggiungo il B&B dove trovo altre persone, tutti studenti. Uno spagnolo, una russa e due americane. Ad accogliermi Natalia, una ragazza russa arrivata da qualche giorno a Boston.
Per questi ragazzi un’esperienza di vita speciale di cui forse non si rendono conto adesso e che apprezzeranno in futuro. Arriva anche Cindy, una donna di mezza età molto cordiale ed educata che mi dà le ultime indicazioni per il mio soggiorno.
Accomodato nel mio appartamento, disfo il trolley, mio unico bagaglio volutamente per comodità nei transfert. Prendo contatto con Boston College nella persona del loro DBO, Dan McDermott. Chiamo Dan che mi dà appuntamento con le indicazione per la mia visita al College di domani. Vi terrò aggiornati.

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