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Day #4 – From Boston to Brown & Providence University

novembre 9, 2015

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Sveglia ad orario accettabile, ore 07.15 di un sabato relativamente tranquillo, senza il caotico dei giorni lavorativi. Alle 08.00 Boston si presenta con una temperatura straordinaria per essere il 07 di Novembre. Giornata con poche nubi e cielo per molti tratto di colore azzurro nazionale. Metro Green Line praticamente vuota, da Warren a Park Street per cambiare sulla Red Line direzione South Station, ultima tappa sul suolo bostoniano.
South Station è una delle nostre classiche stazioni di media grandezza. Poco illuminata ma estremamente pulita. Anche qui vedi di tutto per quello che si può incontrare in uan stazione ferroviaria di una grande città. Chi con valigie e pacchi, chi clochard, chi lavora nei molteplici box da Starbacks a Au Bon Pain che di americano ha nulla, alla “italianissima” Regina Pizzeria, a Auntie’s Annie molto più Usa. Ed anche qui c”è qualche povero disgraziato alla ricerca di mezzo dollaro o quanto più, per cercare di salvare la giornata, cominciando da un cappuccino o forse hot dog…
Quello che ti colpisce degli americani che nella stragrande maggioranza dei casi trovi persone cortese e disponibili. Certo anche qui c’è quello o quella strani, scorbutici, scontrosi come la Train driver di ieri sera al ritorno da Boston College. Ma parliamo di eccezioni. La norma è che trovi mediamente disponibilità in tutti, cortesia, gentilezza. Se possono, una mano te la danno sempre.

Mi aspetta un’ora e cinque minuti di viaggio per arrivare a Providence. Treno della NorthEast Regional, tutte le carrozze a due piani non certo di ultima generazione ma comunque pulite e senza graffiti…qui penso che se ti sorprendono ad imbrattare un bene pubblico, ti arrestano e ti processano x direttissima, non come da noi che se qualcuno dice qualcosa ad un writer, si può beccare minimo degli insulti…
Appena chiuse le porte e prima della partenza, il suono indistinto della classica locomotiva americana che sentiamo a volte nei film, annuncia la nostra partenza. Neanche il tempo che il treno si mette in movimento, si sente in lontananza la punzonatrice del controllore che inizia il suo lavoro.

Mi tornano subito alla mente i ricordi da bambino di quando mio padre, all’epoca dipendente e controllore delle FF.SS. Italiane, mi raccontava di come effettuava la controlleria dei treni sui quali lavorava. Una volta gli capitò di controllare un permanente di un politico italiano, diciamo il classico sig. Rossi o Bianchi senza andare nello specifico… Il sig. Rossi o Bianchi che preferite, aveva una tessera governativa ma purtroppo per lui mancante del bollino di validazione di quell’anno corrente. Mio padre, nel rispetto del suo lavoro e nelle competenze che aveva, contestò al politico la mancanza del titolo di viaggio e quindi dell’emissione di un biglietto con sanzione aggiuntiva. Vi potete immaginare la sorpresa del politico e dei suoi accompagnatori nel constatare l’ostracismo e la fermezza di un “povero, piccolo, infinitesimale” controllore delle patrie ferrovie che contestava il titolo di viaggio mancante ad una personalità politica…
Al politico venne contestato e verbalizzato la mancanza  del titolo di viaggio ed anche la sanzione. Ma la storia non finisce qui ed è sintomatica di quello che è stato e che, purtroppo, per certi versi è il nostro paese.
Qualche giorno dopo mio padre venne chiamato dalla sua direzione dove gli dissero di ritirare il verbale e la sanzione. Secondo voi??? Neanche a parlarne, ha confermato tutto. Ben fatto Leonardo, ti stimo!

Il treno prosegue il suo viaggio tra annunci audio delle stazioni che raggiungiamo, passeggeri che salgono e scendono, vociare diffuso ma discreto, nessun cellulare che squilla (incredibile se si pensa ad i concerti a cui siamo sottoposti ed abituati nei treni di Italo o Trenitalia..), qualcuno che sorseggia i classici bibitoni americani (di prima mattina, mah…) o si mangia un bel “cane caldo”! Le rotaie del treno sono incastrate in un paesaggio di alberi, piccoli bacini, villette isolate, distese di alberi. Una vegetazione rigogliosa anche se parzialmente spoglia della stagione che vive.
Alla mia destra, al di là del corridoio, un ragazzo ed una ragazza. Chiedo a lui indicazioni per il “Pizzitola Sport Center” della Brown University. Pizzitola sarà il nome di un donatore italo americano al quale hanno dedicato il campo da gioco oppure il nome dello sponsor che mi sa tanto di italian pizza brand? Il ragazzo mi risponde ” sorry, I’m from California…”! La ragazza mi viene in supporto, legge sul mio cellulare (che è meglio del mio maccheronico americano) dove debbo andare e mi rimanda alle indicazioni di rito al nostro arrivo a Providence. Thanks, I appreciate. Il viaggio scorre in modo gradevole ed il treno sembra rispettare la tabella di marcia. Le case ai lati della ferrata della NorthEast, scorrono veloci al mio sguardo al di là del finestrino. Mediamente non sembrano molto curate, almeno all’esterno. Trascurate, poco pulite negli spazi intorno la casa ma forse il cadere delle foglie accentua questa mia sensazione.
L’audio del treno annuncia: “next stop, Providence”. Ci siamo.

Providence si presenta con una temperatura totalmente diversa da quella di Boston e sembra che la temperatura calerà ulteriormente. Finalmente si avverte l’autunno che ti sbatte in faccia i primi venti freddi. A Boston stare con la polo di cotone a maniche corte era quantomai singolare. Nulla da comparare con quanto avevo vissuto a Chicago tre anni fa ma comunque il fresco si fa ben apprezzare.
Purtroppo perdo un po’ di tempo per indicazioni sbagliate ed arrivo alla Pizzitola Arena in ritardo, amen.
La squadra della Brown University del mio amico Head Coach Mike Martin, gioca contro The Sacre Hearth. E’ sotto nel punteggio e cosi sarà per tutto l’andamento della partita, tranne che per un ultimo extra tempo aggiuntivo che regala qualcosa di meglio. Capita di avere giornate dove alla squadra gira tutto al rovescio. Ti sembra di essere sempre un giro in meno rispetto agli avversari, una palla vagante la prendono loro, un pallone in aria è loro preda, una palla che rotola sul terreno e si muove come in un flipper, finisce nelle loro mani. Sfortuna? Poca voglia? Bravura degli avversari? Gambe molli o dure? Mah, potrebbe essere di tutto un po’. Meglio non fasciarsi troppo la testa…Domani è un altro giorno, tutto si cancella, tutto può essere corretto e sistemato.

A fine partita il Coach viene a salutarmi. Ha ancora da dire due parole alla squadra nello spoglaitoio, parlare con il suo collega del Sacro Cuore ed anche con un giovane studente, un potenziale giocatore futuro. Mi fa accomodare nei loro uffici e rivedo lo staff che avevo conosciuto a Roma dal Coordinator of Basketball Operations Ted Rawlings, agli assistenti Dwayne Pina e Tyler Simms. Saluto anche TJ Sorrentine, ormai qui come assistente da tanti anni e che i tifosi italiani ricorderanno. Parliamo un po’ della partita e della sua esperienza qui e mi chiede anche del mio Colleges Tour. Mi dice che domani mattina hanno allenamento alle 07.45, mi passerà a prendere alle 07.00. Grazie T.J..

Mike mi fa accomodare nel suo ufficio e mentre mi offre una pizza, cosa classica da post college game, mi chiede un po’ di cose tra il mio viaggio, la situazione del basket italiano e quello europeo. Mi chiede di Roma ed ovviamente rimane sorpreso x quello che gli racconto. Parliamo un po’ della partita e della sua squadra. Mi racconta che è molto giovane e che hanno un solo senior. C’è ovviamente molto da fare ma di certo non si spaventa. Usciamo dall’ufficio e mi accompagna a Kennedy Plaza. Ci lasciamo con un abbraccio ed un arrivederci a domani x l’allenamento.
Mike Martin, anche se è persona che conosco da poco tempo, mi dà l’idea di uno quadrato e molto rigido sul suo lavoro, in totale contrasto per quello che è fuori. Persona socievole, affabile e molto disponibile e gentile. Stasera si rivedrà la partita, l’ho salutato con “stay quiet”! Domani secondo me, per dirla in modo educato, sarà abbastanza incavolato…Vi racconterò come è andata.

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