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Day #9 – New York, Columbia University

novembre 14, 2015

47th St, vicino Times Square

Ieri sera sono arrivato a New York dopo l’ultimo allenamento di Rhode Island
Arrivo alla Columbia University, situata al 330 di Broadway, in pieno centro. L’ingresso principale “main entrance”, è di quelle belle solo a vedersi. Cancellata stile retrò di colore nero, due statue stilizzate ai lati, entrata presidiata dal servizio di vigilanza al quale mi rivolgo per chiedere informazioni per la palestra e gli uffici del men basketball team. Dopo aver attraversato una parte dell’Universita, tra cui la Library che è qualcosa di enorme da vedere da fuori, arrivo ad un altro check entrance, dove si entra con dei tornelli badgiando la propria ID. Dico alla ragazza che ho appuntamento con John Andrzejek, il Director of Basketball Operation del Men Basketball Team. Mi da indicazioni di andare al 2* livello da ground level dove c’ è la palestra. Chiamo John che mi raggiunge e mi porta nei loro uffici che sono al 3* livello da ground level.

Appena entrati, incontriamo il Coach Kile Smith. Soliti saluti di presentazione e poi il coach dopo un po’ mi chiede: “conosci Zagarolo?” Non ci posso credere…Adesso vi chiedo: ma secondo voi, io arrivo nella grande mela ed il Coach di Columbia University mi chiede se conosco Zagarolo? Dire che è cosa singolare, è dir poco. “Of course, Coach”! Zagarolo, per chi non conosce l’area limitrofa alla città di Roma, è un comune poco fuori il raccordo anulare (25 km circa) in direzione sud. Ovviamente resto sorpreso della domande e gli chiedo come mai conosce Zagarolo. Mi risponde che i suoi antenati venivano da lì. Fermiamoci un attimo a ragionare: ma ci rendiamo conto di quanti italiani o persone di origini italiane, ci sono in America? Unbelievable! Con il coach parliamo anche di qualche giocatore che conosciamo entrambi e che, per ovvia privacy, non vi dico i nomi. Di qualcuno non ce ne ricordiamo affatto bene, nessuno dei due e ci facciamo delle grandi risate a riguardo…
Mentre ci salutiamo con il Coach per vederci più tardi all’allenamento, John mi accompagna al bar dell’Università per prendermi il mio solito small cappuccino. Mentre mi saluto con il coach, passa uno studente che saluta. Il Coach mi dice che il ragazzo è italiano, si chiama Sica. Inizio a parlargli in italiano ma lo vedo interdetto. Gli chiedo allora in inglese se è italiano e mi risponde che ha origini italiane, più precisamente da Napoli. Fantastico.

John mi accompagna al bar. Per scendere al bar locato in uno dei buildings universitari, si prendono le scale mobili, come se fossimo da Macy’s, uno dei più grandi magazzini americani.
Mi siedo al bar per gustarmi il mio small cappuccino. Vi faccio un piccolo frame per come gli americani hanno il rispetto delle regole. Anche al bar, ti metti in fila, aspetti dietro una linea quello che ti è davanti. Quando questo finisce di pagare alla cassa, puoi superare la linea e chiedere. Dopo che hai ordinato, ti rimetti in fila mentre ti preparano quello che hai chiesto. Non c’è assembramento, aspetti il tuo turno e vieni servito come gli altri. Cosa c’è di tanto speciale? Nulla, appunto.

Entro in palestra, tre campi sistemati al secondo piano sotto il ground level. I campi sono divisi da tende divisorie motorizzate. Uno di questi campi, è stato attrezzato come sala video. Appena entro in palestra, un graduate assistant mi chiama per accomodarmi vicino il campo, sul lato lungo. Probabilmente il graduate assistant è stato avvisato del mio arrivo da John.
Arrivano alla spicciolata i giocatori e lo staff. Dello staff fa parte anche Derrick Phelps, guardia strutturata che ha giocato tanti anni all’estero, molti dei quali in Europa. Tra l’altro, nel periodo tedesco all’Alba Berlino, Derrick è stato MVP dell’Eurolega del 2001. Per non parlare dei riconoscimenti che ha avuto in America. Insomma uno che di basket ne ha masticato ad ottimi livelli. Derrick viene a conoscermi e mi chiede del mio Colleges Tour. Parliamo un po’ delle sue esperienze Europee, mi chiede di qualche giocatore.

Per una mezza ora, i giocatori tirano liberamente ad eccezione di qualcuno che fa lavoro individuale con gli assistenti.
Dopo questa mezza ora di lavoro individuale, la squadra e lo staff rientrano in direzione degli spogliatoi per un meeting. Riescono dopo una ventina di minuti dirigendosi nel campo dove è stata attrezzata la sala video. Mi chiama John per partecipare alla riunione video. Rimango piacevolmente sorpreso della disponibilità dello staff ed ovviamente di Coach Smith. Grazie Coach.
La riunione video viene gestita in questo modo. Kevin Hovde, uno degli assistenti, spiega al video gli attacchi degli avversari di Kean che incontreranno domani. John Andrzejek manovra il pc e fa scorrere le immagini sul maxischermo come uno dei migliori registi. Tutti gli altri in religioso silenzio ad ascoltare, con qualche intervento di Coach Smith che approfondisce i commenti di qualche immagine.
Dopo un certo numero di frames, i giocatori si alzano velocemente e con lo staff si dirigono verso l’altra metà del campo di gioco. Si mette subito in pratica un 5c5 camminato per provare quanto analizzato al video e vedere le scelte difensive da fare. Finita l’analisi ed ascoltato il Coach per gli ultimi aggiustamenti, tornano tutti a sedere per vedere il gioco successivo. E così via per tutto quello che sono giochi e rimesse.

Finito il tutto, ci si trasferisce sul campo a fianco, è quello centrale dei tre. In un lampo, tutto quanto allestito per la riunione video, sedie, maxischermo, tavolo, viene tolto immediatamente ed il campo è libero da qualsiasi cosa per poter essere utilizzato. Anche il tendone che separa, viene fatto risalire verso l’alto.
Attivazione con il trainer, a tutto campo, con andature e stretch dinamico.
Tutti con la palla, si utilizzano tutti e tre i campi, palleggio libero a tutto campo.
Due file da 1/2 campo, stile warm up da gara, con soluzioni di layups. La cosa impressionante è che dopo pochi minuti, c’è subito grande intensità ed energia messa da parte di tutti, come se fosse, se non di più, in un contesto di gara.
Su un canestro. Tre file, centrale con i lunghi, laterali con esterni di cui il primo di ogni fila con la palla. Lavoro alternato: un esterno passa al lungo e finta hand off. Improvvisamente gioca back door, il lungo effettua un palleggio verso il compagno e passa battuto a terra. Stesso esercizio con l’esterno che gioca hand off per tiro da fuori (difesa esterno probabilmente è flat x non concedere back door).
Divisi sui sei canestri, 3 giocatori di cui due con palla uno senza. Chi tira va a rimbalzo, passa a quello libero e si riposiziona. 10 realizzati da 3 punti per 5 spot sul campo (si cambia spot solo dopo ogni 10 realizzati), il tutto da fare in 4 minuti. Quindi per intenderci, 50 realizzati da 3 pts in soli 4 minuti.
Pausa acqua.
Mentre si sviluppa l’allenamento, ogni tanto passa John che mi dice qualcosa dell’esercizio stesso. A riguardo dell’Olympic shooting, mi dice che la loro squadra, ha una forte identità nel tiro da 3 pts. Per darvi un’idea, la scorsa stagione hanno tirato con il 50% da 2 ed il 48% da 3, con circa il 50% dei tiri (come quantità) sia da 2 che da 3 pts.
Divisi su due canestri.
Un gruppo lavora sui blocchi a scendere da ala a spot pivot e viceversa, con palla centrale. Obiettivo, fare “forbici” passando in mezzo. Un altro coach è sistemato in ala sul lato opposto. Con palla centrale, al passaggio del coach all’altro assistente in ala opposta, i difensori lavorano per il salto verso palla sulla mediana di mezzo campo. Sempre sullo stesso canestro, con palla in ala, blocco cieco diagonale di un esterno in post basso per un lungo in post alto. L’esterno dopo cieco, prende un blocco da un coach in post alto (screen the screenner). Analisi della difesa.
Sull’altro canestro, l’altro gruppo lavora a 4c4 sulle scelte difensive di P/R.
I due gruppi cambiano canestro, i coaches restano sul canestro di partenza per ripetere con altri giocatori, quanto fatto precedentemente.
Pausa acqua.
5co a tutto campo per analizzare situazioni con pochi secondi alla chiusura di un tempo di gioco o della partita. Non potete immaginare con quanto impegno e partecipazione, facciano le cose i giocatori. E non potete immaginare l’esaltazione e la gioia ai canestri che riescono a realizzare in questo specifico momento di analisi. Veramente, veramente interessanti le idee di Coach Smith.
5c0 a 1/2. Fila centrale con 6 guardie (ne partono due alla volta) fila sotto canestro con i lunghi, file in posizione di ala sui due lati. Il lavoro è di passare e tagliare con degli accorgimenti specifici. Ogni volta che la palla finisce ad un lungo sia in pivot che nel perimetro, succede qualche cosa che è nelle regole della squadra. Il lavoro è fantastico, si passano la palla che è una meraviglia, con una velocità impressionante e con pochissime occasioni di incertezza o palla persa. Sono a solo un mese dall’inizio della preparazione e vanno già come dei treni.
Su un canestro, 3 squadre, si gioca 5c0. Il coach tira a canestro, la squadra recupera rimbalzo o rimessa e va dall’altra parte per giocare contropiede primario con tiro dei lunghi in area. Stesso con soluzioni per gli esterni solo da 3 pts.
Su un canestro 5c0 attacco… (privacy). Analisi di due situazioni differenti.
Su un canestro, 5c5 1/2 campo + c/p + attacco contro M/M. Mediamente ad ogni cambio di attacco e difesa, il Coach fa un huddle a 1/2 campo, chiedendo di volta in volta all’attacco di provare una soluzione diversa.
5c5 difesa a zona… varie (privacy).
5c5 soluzioni speciali. Stesso da T.L.. Ancora altre analisi speciali.
Il Coach chiama tutti a metà campo, l’allenamento è finito.

Quasi tutti i giocatori vanno via rapidamente (lezioni). Altri restano sul campo a tirare con gli assistenti. John si avvicina e gli faccio i complimenti. Mi dice altri aspetti ulteriori a quanto visto. Si avvicina il coach che mi saluta da lontano: “Marcoooo”. Faccio i complimenti anche a lui ed iniziamo una bella chiacchierata su alcune cose di quanto fatto. Il Coach è veramente disponibile e con il supporto di John, ci spostiamo all’interno del campo di gioco, per analizzare alcune situazioni tecniche. Chiedo al coach come riescano i suoi giocatori a giocare così velocemente. Mi dice che alcuni sono tanti anni che sono insieme ma che comunque ci lavorano tutti i giorni. Mi permetto di dargli alcune mie riflessioni su quanto visto per le scelte difensive contro i giochi avversari, mi dà subito il suo blocco appunti per scrivere. Ci confrontiamo ed il Coach conviene con me che alcune mie idee sono efficaci dandomi però anche altre chiavi di lettura. Il Coach mi dice che gli piace confrontarsi per quello che sono idee e visioni che posso essere diverse.
Ci salutiamo dandoci appuntamento a domani. Grazie Coach Smith, sei stato una bella e piacevole sorpresa, non solo sul campo come allenatore ma anche come persona e uomo estremamente disponibile. Dimenticavo. Il Coach è sicuramente esigente ma non ha mai avuto toni alti, provocatori o verbalmente pesanti verso alcun giocatore. In bocca al lupo per domani e per la stagione, Coach Smith.

Con John ci allontaniamo e vediamo se il Direttore può ricevermi. Aspetto fuori dall’area amministrativa e del management. John si affaccia alla stanza del Direttore e dopo poco mi fa segno di raggiungerlo.
Entro ed il Direttore Peter Pilling mi accoglie con molto entusiasmo. Il Direttore è una persona elegante nella semplicità di un abbigliamento casual ma è anche elegante come uomo per la sua estrema educazione e partecipazione nell’accogliermi e conversare nel suo ufficio. Mi fa accomodare, inizia una piacevole conversazione e mi chiede della mia visita e di quello che sto facendo nel mio Colleges Tour. Resta molto sorpreso, compiacendosi di questo enorme giro sulla East Cost. Mi dice di essere stato in Italia più volte ed anche con la squadra di Villanova dove allepoca era direttore ed il coach Jay Wright, attuale coach ancora a Villanova. Gli dico che quella volta che è stato in tournée con la squadra di Villanova, ci siamo incontrati a Rimini al Torneo dell’Amicizia. Era metà degli anni novanta. In quell’occasione, gli ricordo che, con il suo coach di allora Jay Wright, abbiamo fatto un clinic assieme a San Marino. Sapendo che nel mio giro andrò anche a Villanova, mi chiede di salutargli Coach Jay Wright di cui ha grande stima.
Il Direttore Pilling mi chiede delle nostre Università e dello Sport in queste. La mia solita ferita si riapre inevitabilmente. Informo il Direttore del nostro sistema universitario che ha come presupposto il solo aspetto, purtroppo, di carattere accademico. Gli dico che da questo nostro incontro, spero possa nascere un rapporto di interscambio reciproco tra la sua Università e la nostra Federazione. “Of course, Marco”.
Mi da appuntamento a domani. Gli dico che sarò sicuramente della partita anche perché mi incontrerò con Barry Neuberger, l’Associate Athletic Director for Corporate Sponsorships and Retail Sales. Mi chiede come conosco Barry e gli faccio presente che ci siamo conosciuti via LinkedIn. Da uno scambio di amicizia, ne è nata una corrispondenza molto frequente. A domani Direttore e grazie per la sua gentilezza ed ospitalità.
Con John ci salutiamo dandoci appuntamento a domani. Mi ha dato tutte le indicazioni per il ritiro del ticket. Grazie John, see you tomorrow.

Esco da Columbia con enorme soddisfazione. Una giornata assolutamente produttiva. Conosciuto tante persone estremamente disponibili, partecipato al video meeting della squadra, l’allenamento, il confronto con il coach e John, la visita al Direttore. Beh direi che Columbia è stata ad oggi quella che, come altre, mi ha regalato veramente tanto.

C’è ancora un po’ di luce e decido di spostarmi a piedi verso Times Square. Ad un certo punto all’altezza della 88th St con Broadway, preso da un dubbio sulla Broadway stessa, chiedo ad una signora se la direzione per Times Square è quella giusta. La signora dopo aver riflettuto per un attimo mi dice di si ma che Times Square è alla 50th St e siamo molto distanti. Don’t worry Madam, it’s ok for my health, thanks. Mi guarda sorpreso, la ringrazio e mi rimetto a camminare. Beh certo con la metro ci mettevo due manciate di minuti.
Prima di Times Square passo davanti al Lincoln Center ed al Museum of Arts and Design, più tutti i negozi e le catene di grandi magazzini che mi trovo sul percorso. Tra questi l’immancabile centro Apple sempre molto affollato. Le strade sono belle piene di gente, ormai anche l’orario aiuta per avere queste masse di persone a ridosso delle strade. Ti sembra quasi uno sciamare di formiche, richiamate fuori da un improvvisa presenza sul terreno di briciole o zucchero.

A Times Square, prendo la linea M, direzione Peter Luger Steak House. Per chi è stato a New York e vuole mangiare una bistecca di vera carne Americana, non può non passare da Peter Luger. Questo è un posto must per le bistecche. La prima volta che ci sono stato era il 1992. Paolo Di Fonzo, allora Coach del Messaggero Roma (al quale facevo da assistente), fresco vincitore della Coppa Korac, mi portò con lui in un viaggio americano tra Boston, New York e Chicago, per vedere la fine della fase regolare e l’inizio dei play off.
Paolo, a cui sono legato da profonda stima, rispetto ed amicizia, mi aveva proposto di andare anche a Miami. Io giovane assistente e poco pratico di certe cose, gli dissi che mi sentivo a disagio nel pensare di essere ulteriormente a carico dell’allora Messaggero e che era meglio che chiudessimo il nostro giro con queste tre città. Ah beata innocenza (di quei tempi…)! Come detto, fu Paolo a portarmi da Peter Luger. Ci sono tornato altre tre volte ed una con mio figlio Matteo qualche anno fa, nel suo primo viaggio americano quando non era ancora maggiorenne. Come vi dicevo, dirigo su Macey St a Brooklin, l’altra sede di Peter Luger oltre quella del Great Neck di Long Island. Faccio fatica ad entrare per la gente davanti il bancone del bar che fa da sala di attesa prima di accomodarsi per mangiare. Mi avvicino alla reception per chiedere se hanno posto. Mi guardano con distacco e mi dicono che fino ai primi di dicembre, le sere sono tutte prenotate…Incredibile? No, normale. La signorina mi consiglia di venire a pranzo, tanto mi dice “It’s the same”. Per sicurezza mi prendo la business card, domani chiamo anche a Long Island per vedere come sono messi con le prenotazioni serali. Caro Peter Luger, mai mangiata carne così buona come la tua. Prima che riparto ti passo a trovare sicuro, a costo di venire a pranzo.
Sfumata la cena a base di bistecca, dirigo su Pioneer che non è il negozio della musica o dei televisori. E’ una catena alimentare dove ti fai la spesa e ti prendi anche da mangiare per portarlo a casa o mangiarlo in un’ala attrezzata li da loro. Decido di andare su un pasto sano e che mi rimette in linea con qualche “sbandata” alimentare. Vado deciso: passato di verdure (ottimo), pesce alla griglia con verdure varie. Certo la cena non è stata come la bistecca di Peter Luger ma va bene lo stesso.
Domani game day ma prima un appuntamento particolare, molto interessante e di grande curiosità per me. Vi saprò dire.
We keep in touch.

2 Thoughts on "Day #9 – New York, Columbia University"
  • Coach, solo su Sky vedo un servizio come questo tuo progetto tour.
    Le foto sono utilissime e fanno sognare, i video poi li diamo a Veltroni che ci fa un film!
    Alla grande ! Ma poi tutti questi contatti come li utilizziamo ? Mettiamo in piedi una agenzia di import esport di baskettari!
    Ciao

  • Ciao Maurizio, beh adesso come Sky ti sei allargato…
    Le foto aiutano ed anche i video quando possibile ne metto. Danno più profondità alle parole che non rimangono solo un pensiero che si traduce in immagine in ogni mente ma viene affiancato da un’istantanea che arricchisce e completo il pensiero.
    Che ne pensi di un libro? Visto che ormai sei esperto…

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