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Day #14 – St. John’s

novembre 18, 2015

Brooklyn, Barclays Center

Ieri sera, dopo l’allenamento di Fordham, sono tornato alla Lou Carnesecca Arena. Secondo incontro stagionale, contro la squadra di UMBC. Stavolta non c’è il pubblico della volta precedente, qualche centinaio in meno di sicuro. Ma tra gli spettatori, chi non manca è sicuramente The Legend, Coach Lou Carnesecca. Penso che Luca Virgilio sia intervenuto per farmi sedere dietro la panchina. Posizione assolutamente ottima per vedere la gara, appunto dietro la panchina e qualche fila sotto a The Legend, Coach Lou Carnesecca. Appena arrivato e sistemato al mio posto, faccio marcia indietro di tre file e vado a salutare il Coach Carnesecca. Molto carino per chiedermi come stavo e come era andata in questi giorni. A fianco a lui due persone, una Signora ed un Signore, amici del Coach. Il Signore quando sente che parlo italiano mi dice “let me to show to you a thing”. Mette le mani in tasca e tira fuori il cellulare. Qualche secondo di attesa per scorrere le foto sul suo cellulare e cosa mi mostra? Una foto di un giocatore americano seduto vicino a Peppe Poeta. Che ci fa un signore americano, a St. John’s, con una foto di Peppe Poeta nel suo cellulare? Il mondo è veramente piccolo, davvero.Dopo qualche risata con il Signore ed il Coach, saluto e vado a sedermi al mio posto.
Mussini ovviamente parte in quintetto. E vorrei vedere dopo la gara di esordio.
La presenza di pubblico è leggermente inferiore a quella dell’altra sera, qualche centinaio in meno di sicuro ma comunque tra banda, studenti, cheerleader e tifosi, l’ambiente è ottimale.
La squadra che affrontano è la UMBC che, durante la gara, mi sembra un pelo meno di Wagner della prima partita. Qualche giocatore interessante nel loro roster che ovviamente scoutizzo.
Alla fine del primo tempo, mi avvicina un signore seduto pochi posti alla mia destra e mi chiede se sono italiano. Ma sarà perché ho la faccia da carabiniere (con rispetto lo posso scrivere, perchè l’ho fatto)? Boh, comunque mi dice di Mussini spendendo ottime parole. È colpito dal fatto che è sempre under control e che vede il gioco magnificamente. Concordo con lui ed aggiungo che per essere un freshman, al primo anno, sta in campo con la personalità di chi ha più anni alle spalle. Mussini ha il pregio di avere un gran tiro da tre, un talento nel saper usare il suo corpo con le finte per ingannare gli avversari e trovare soluzioni, sia in entrata che in pull up da 2 o 3 che sia. Ma a mio avviso, la qualità migliore di Federico è che sa coinvolgere i suoi compagni. Non è egoista ma pensa a loro. Anche ieri sera, aveva tante situazioni dove poteva prendersi un tiro e nessuno lo avrebbe crocefisso. Ma lui, come dicevo, spesso inganna gli avversari per servire un assist ad un compagno. I compagni gli riconoscono questo e lo apprezzano.

Mette piede in campo anche Alibegovic. Fa subito tre cose pregevoli. Stoppata, tiro da 3 messo, rimbalzo difensivo con fallo subito e si tuffa anche su un pallone in attacco alla ricerca di un recupero. Applausi del pubblico che apprezza e tanto. Ecco, queste sono le cose che qualunque coach vuole vedere da un suo giocatore, per convincerlo a stare più minuti in campo. Alibegovic è al suo secondo anno. Lui, immagino come tutti i giocatori, vorrebbe stare di più in campo. Ma sta proprio a lui dimostrare al coach che merita di rimanerci di più, togliendo e pulendo magari un po’ di cose che lo potrebbero mettere in trouble. Forse ieri sera meritava qualche minuto in più ma il suo staff sa il da farsi molto meglio di me.
L’ inizio di gara è la replica della gara contro Wagner, un po’ lenta a partire. Poi come per l’altra sera, dopo un time out, con due giocate improvvise, la partita si accende. Indovinate con chi? Ma ovviamente Mussini che lo fa con qualche giocata di pregio.
Nella seconda parte, Coach Mullin fa abbastanza utilizzo della zona, come aveva fatto nella prima gara. Dà i suoi frutti, blocca l’attacco avversario, limite le scorribande in lay up ed inevitabilmente, con i rimbalzi difensivi, apre diversi contropiedi primari. St. John’s se la lasci giocare in contropiede primario, ti ammazzano. Hanno progressione con tutti i giocatori, sanno come chiudere il c/p. Però la transizione la sfruttano poco, non vanno ad occupare gli angoli, ad esempio con Ellison, fermandosi in posizione di ala e quindi creando un intasamento con due-tre giocatori, nello spazio di un nulla, facilitando di molto la difesa.
UMBC dopo metà tempo, mette una zona press con raddoppi dopo la metà campo. Ma St. John’s non si lascia sorprendere e porta a casa anche questa vittoria. Coach Mullin non poteva chiedere di meglio, esordio con due su due a casa sua. Well done Coach CM (CM sta per Chris Mullin, non Calvani Marco, non confondete)
A fine partita, prima di andarmene, vado a salutare Coach Carnesecca. Mi dice che stasera è andata meglio ma che c’è tanto da lavorare. Come non dargli ragione? Il Coach dopo due partite, sa già dove mettere le mani e cosa fare. Il Coach mi chiede se ci vediamo il 19 ma purtroppo gli dico che partirò per andare a Princeton. Mi saluta e mi fa un in bocca al lupo per il prosieguo. Ringrazio e contraccambio a lui “all the best, Coach” che non stona affatto.
Scrivo a Luca Virgilio per congratularmi con lui e per chiedergli orario di allenamento di domani.

L’allenamento è alle 3:00 del pomeriggio. Mi muovo con calma da Brooklin e punto sula 5th Ave. Per una breve passeggiata. Resto colpito dall’allestimento natalizio del building di Tiffany and Co.. Ogni volta che vengo sulla 5th e vedo questo negozio, il ricordo va immediatamente ad uno dei più bei film, quanto meno per l’interpretazione della splendida Audrey Hepburn. Questa attrice ha incarnato il mito del fascino, dell’eleganza, della contenuta follia, dell’essere donna accattivante nel suo splendore ed essere. Semplice ma complessa, forte ma vulnerabile, dolce ma decisa, bella nel piangere e sorridere. Colazione da Tiffany, un film che rivedrei cento volte solo per vedere lei. Bene dopo questo spaccato di dichiarazione di amore per la Hepburn, torno a cose meno sentimentali come ai palloni che sbattono sul parquet, entrano nei ferri e si passano da mani a mani. Meno sentimentali ma sempre con un fondo anche qui, di amore per la nostra pallacanestro. Arrivo alla St. John’s University, chiamo Luca Virgilio che mi viene a prendere davanti alla Carnesecca Arena. Luca mi porta in quella che è la palestra dove fanno allenamento, preferendola al campo di gioco per l’ambiente più raccolto e riservato. Passiamo per i corridoi che ci portano agli uffici e sede delle due sezioni del basket, maschile e femminile. Luca mi spiega che è un po’ tutto in rifacimento, le serigrafie alle pareti, le pitture, i loghi, gli slogan, tutto ciò che è dare senso a qualcosa che deve trasmetterti delle sensazioni nel vederlo. Tutto veramente bello. Visito gli uffici dello staff, la sala video-riunioni, una sala adibita ai pasti della colazione e della cena per i giocatori, la sala medica e di muscolazione riservata ai soli atleti. Tutto da un senso di organizzazione ed efficenza. La palestra è un grande capannone con quattro campi da basket. Due sono quelli dedicati alla squadra, gli altri due agli studenti. Ovviamente il tutto è separato da pannelli mobili. La squadra entra in palestra e tutti iniziano a lavorare a terra per una seduta di stretching. Arriva anche lo staff e coach Mulli. Luca mi fa sedere su delle sedie per gli ospiti sistemate sul lato lungo tra i due campi. Inizia l’allenamento e l’assistente di Coach Mullin, Greg St. Jean, tiene l’allenamento per quello che sono delle analisi a 5c0 su situazioni offensive. E’ un walk through su timing, angoli di blocco, spacing. C’è anche un’altra analisi tecnica offensiva che per privacy non scrivo. Un lavoro comunque di pulizia offensiva. Coach Mullin osserva ed ascolta, intervenendo occasionalmente ma quando lo fa, accompagna il suo intervento dimostrando con il movimento quanto vogliono trasferire ai giocatori. Finita questa analisi, quelli che ieri hanno giocato tanti minuti, fanno tiri liberi. Quelli che non hanno giocato o giocato poco, fanno tiro dinamico su diverse situazioni di gioco.
Luca intanto mi aveva dato un po’ di notizie su St. John’s. E’ un’università da 17mila studenti. La retta annuale 45mila dollari (55-60mila per quelli internazionali). Loro hanno dato 13 scholarship ed in più hanno due walk on. Mediamente sono tra giocatori e staff circa 26 persone che viaggiano. La loro conference è quella della Big East e mediamente giocano al Madison Square Garden per circa 12 partite. Essere St. John’s, significa essere New York, essere la Big East. Queste tre cose fanno sì che le partite di St. John’s in diretta nazionale su ESPN e comunque tutte sul canale Fox. La squadra è nuova, sono ben 9 tra freshman e sophomore. Ci sono due graduate student, diplomati ma che hanno un anno in più post graduate, in quanto ex infortunati che sono Mvouika e Johnson, tra l’altro due dei leader della squadra. Poi hanno quattro giocatori fermi, cioè che si allenano ma non possono giocare in quanto sono sotto valutazione della Ncaa per la loro eleggibilità. L’eleggibilità deve rispondere a parametri sia accademici che amatoriali, per poter essere considerati giocatori che possano giocare in Ncaa. Il 19 avranno la terza partita in casa. Poi partiranno per un torneo molto importante di 8 giorni a Maui (Hawaii), con squadre di top ranking come Vanderbilt.
Mentre fanno lavoro di tiro, Coach Mullin si avvicina per salutarmi. Mi presento e mi dice “I know you, Luca told me about you”. Ok Coach, comunque grazie per avermi permesso di venire ai suoi allenamenti. Si siede e gli faccio i complimenti per le due partite. Gli chiedo cosa pensa della squadra e come si sente lui in questo nuovo ruolo. Parliamo dei suoi giocatori, di Mussini ed ovviamente di Coach Carnesecca. Poi mi chiede del mio viaggio e delle mie impressioni per quello che ho visto. Mullin è una persona assolutamente alla mano, molto spontanea, come diciamo noi “non se la tira”, non fa il prezioso, non è sbruffone o presuntuoso. E’ una persona affabile, che non fa pesare la maestosità di quello che è stato come giocatore, per averla spiegata a tanti. E’ molto umile e disponibile come poi mi conferma anche Luca. Ma di questo suo essere te ne accorgi già osservandolo in panchina. Quasi sempre sorridente, ha sempre un gesto carino verso il suo staff, che sia una pacca sulla spalla, che sia una carezza sulla testa, uno sguardo, un sorriso. Ne ha per tutti, anche per quelli meno importanti dello staff che comunque svolgono un lavoro prezioso per la squadra. Insomma in una parola, un leader.
Finito allenamento, fanno una breve riunione con la squadra, per far visionare qualcosa sui prossimi avversari. Mentre stanno andando, mi saluto con Mussini ed Alibegovic, dandoci appuntamento per il post riunione.

Parlo prima con Mussini. Gli chiedo come si trova e quale è stato il motivo della scelta di St. John’s. Mi dice che si trova benissimo con tutti e che non è stata difficile la scelta perché qui gli garantivano di giocare, cosa non possibile a Gonzaga. St. John’s è un ottimo posto per la storia che ha e da questo anno anche per Mullin. Basket a parte, va molto bene a scuola. Non è un impegno così gravoso, ogni mattina 3 ore di lezione, per quattro giorni a settimana, con mercoledì’, sabato e domenica liberi. Ogni giorno finiscono allenamento alle 19. Dopo mangiato, ha tempo di studiare e tenersi al passo. Si trova molto bene con lo studio, soprattutto per le ottime basi ricevute in Italia. Vive in casa con Sima ed altri due studenti. Con Mullin si trova benissimo. E’ un super, disponibile, umile, cura i giocatori in tutto ed anche grazie alla sua esperienza come ex giocatore, li aiuta per tutto quello di cui hanno bisogno. Dell’Italia gli manca un po’ il cibo che comunque non è male. Si trova benissimo con i compagni, tutti hanno voglia di lavorare, ognuno aiuta l’altro. Di tempo libero ne ha poco ma quando può va in città a New York, andando nei luoghi più famosi come Central Park e Times Square. I familiari verrano a trovarlo a Natale, suo fratello con qualche amico è venuto a trovarlo in questi giorni. Ciao Federico, complimenti ed in bocca al lupo. Ad maiora.

Dopo esserci fatti una foto sia con lui che con Alibegovic, ci salutiamo. Mi siedo a fare due chiacchiere anche con Amar (Alibegovic). Per lui questo è il secondo anno. Prima dell’estate e prima dell’inizio della stagione, Amar mi dice che si lavora tanto per migliorare, con allenamenti che servono per sviluppare qualità tecniche e fisiche. Poi quando inizia la stagione, si va molto per il lavoro di squadra. Il passaggio dal vecchio allenatore al nuovo, ha determinato che alla elevata libertà interpretativa dello scorso anno, in questo anno invece c’è un po’ più di sistema e schemi stile NBA. Ma comunque Coach Mullin lascia spazio alla creatività ed all’espressione del proprio talento. Amar cerca di giocare per gli altri senza dimenticarsi di vedere il ferro. A scuola abbastanza male lo scorso anno nel primo semestre. Poi ha capito e si è messo in regola, media valutazione B che sarebbe il nostro 8. Nel tempo libero si rilassa andando in città oppure stando a casa o al cinema. Qui tutto funziona con grande attenzione per loro giocatori. Dai pasti della colazione e cena che gli forniscono in sede per farli mangiare bene e seguirli anche sotto l’aspetto dell’alimentazione. Avere persone che lavorano a St. John’s, gli permettono di lavorare sempre meglio. Qui la cultura è incentrata sul basket come uno dei primissimi sport. Lo scorso anno, quando sono andati a giocare a Syracuse, lo hanno fatto davanti a 29 mila persone (il campo ne contiene 34.616…)! Gli manca un po’ il cibo ma anche quello americano è ok. Alla fine di questo anno deciderà il da farsi. Lui pensa di avere le carte in regola per essere competitivo a questo livello. Deciderà anche in base a quello che gli consiglieranno qui a St. John’s. Al momento è un po’ amareggiato ed ha perso anche un po’ di fiducia, per piccole cose sbagliate e forse per la troppa pressione che si mette addosso per voler dimostrare. Pensava anche di avere più spazio.
Amar, riprenditi la fiducia in te stesso perché senza di quella non vai da nessuna parte. In bocca al lupo.
Saluto anche Amar che dopo un breve giro all’interno dell’area basket, mi accompagna all’uscita. Ci vediamo domani per l’allenamento.

Finito a St. John’s mi sento con Matteo Zuretti. Dovevamo andare a cena insieme ma Matteo mi propone la partita dei Brooklyn contro Atlanta. Ovviamente non me lo faccio dire due volte. Ci vediamo tra un’oretta. Arrivo al Barclays Center, dove non ero mai stato. E’ un posto estremamente spazioso, poco più di 18.000 posti. Ci accomodiamo in una lounge per mangiare qualcosa. Siamo ovviamente ospiti e la scelta è delle più varie possibili. Dopo esserci rifocillati, prendiamo posto in decima fila (300$ per chi compra quel posto), di fronte alla panchina di Brooklyn. Palazzo non pienissimo, partita che non decolla. Tanti tiri sbagliati e tantissime palle perse. Subito tutte e due le squadre vogliono coinvolgere i loro centri. Atlanta con Splitter che fa da sponda per ridare la palla fuori sul perimetro. Dall’altra parte Lopez che invece si mangia l’area con un ingresso in palleggio mano dx con conclusione in gancio dx. In poco tempo la partita si accende. All’intervallo con Matteo ci prendiamo ancora un sostegno alimentare ed una coca. La qualità del gioco di Atlanta, mi soddisfa per come lo fanno di squadra. Brooklyn un po’ troppo a livello individuale con la palla che spesso stazione forse più del dovuto. Alla fine Brooklyn riesce a prendere un vantaggio che si porta avanti quasi uno alla fine. Vince comunque meritatamente. Una bella serata, in compagnia di Matteo, vedendo una partita NBA. Come dice la pubblicità: cosa si può avere di più dalla vita? Va bene così. Grazie Matteo per la tua cortesia e compagnia, apprezzo. Stiamo in contatto. Grazie.

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