facebooktwitterlinkedin
Iscriviti alla Newsletter

Unisciti a 2.910 altri iscritti

Mosca, 26/11/2015

dicembre 10, 2015

IMG-20151127-WA0025

Si parte. Meglio, siamo già partiti ieri sera da Sassari per andare a dormire ad Olbia al GeoVillage.  Mercoledì sera. Dopo l’allenamento, cena alla club house e poi partenza x Olbia. Questa anticipazione ci permette di essere domani mattina già ad Olbia, evitando di doverci alzare alle 4 di notte…Ieri sera meteorologicamente è stata una giornata pessima. Pioggia continua ed anche un’aria leggermente più pungente.
Oggi sveglia alle 5:30 per dirigerci da Olbia a Roma per poi prendere il volo delle 10:30 da Roma a Mosca. Quasi quattro ore di volo per arrivare allo Shemerecencho. Durante il viaggio sono seduto ad un posto di distanza da una piacente ragazza russa. Bionda, occhi azzurri ed un décolleté estremamente pronunciato che dice: “guardami, guardami “. Durante il viaggio a mezzogiorno ci offrono una colazione. Poi con gli assistenti vediamo un pezzo del video che facciamo vedere domani. Dopo essere sbarcati, insieme al Presidente Sardara, ci avviamo verso il controllo passaporti. La poliziotta ha una faccia che se gli hanno ammazzato la madre, era più sorridente…Controllo ok, scendo da una scala mobile interminabile e come arrivo giù, mi do coscienza che mi manca qualcosa. Il vestito, è rimasto nel guardaroba dello staff dell’aereo che gentilmente me lo avevano custodito. Risalire verso l’aereo è praticamente impossibile. Inizio a chiedere come e dove posso andare per recuperare il porta abiti lasciato sull’aereo. Una ragazza del servizio aereoportuale mi spiega in un buon inglese di andare al lost and found, dandomi le indicazioni per raggiungerlo. Inizio a percorrere tutta l’area degli arrivi, per poi infilarmi in una serie di corridoi a mo di labirinto, fino ad arrivare a questo ufficio-magazzino.  Ovviamente nessuno parla inglese, un disastro. Do fondo a tutta la mia capacità comunicativa  L’aeroporto si presenta imbiancato ed una temperatura di -4 gradi. Si avverte il cambio di temperatura anche se è un freddo secco che non ti ammazza come se invece ci fosse l’umidità che conosciamo bene a Roma.

Saliamo in bus e, poco dopo essere partiti, ci facciamo una fila interminabile. Per quanto siamo fermi il tachimetro non si sposta mai oltre i 5 km/h….e ci lamentiamo del traffico romano? Ma dai, quello romano è nulla confronto a questo. Sembra ci sia stato un incidente, vedremo. Nessun incidente, mai visto un traffico così, due ore e dieci per fare forse neanche due chilometri. Il traffico di Roma a confronto è come stare su un’isola deserta…
Finalmente arriviamo in hotel, siamo al Radissen un ottimo albergo. Il tempo di arrivare, posare i bagagli, fare snack e ripartire immediatamente per il campo di allenamento, che è anche quello di gioco. Il programma di allenamento lo abbiamo modificato, passando da un allenamento fasciato con determinati argomenti, ad uno non fasciato con altri. In questi ultimi anni, mi sono reso conto di quanto noi allenatori, in primis il sottoscritto, siamo spesso ancorati a dei concetti esasperatamente stereotipati sulle modalità di allenamento. Soprattutto dopo la scorsa annata in terra campana, con tutti i disagi vissuti tra non pagamenti, disorganizzazione, rotture di contratti, allenamenti in sei, ecc. ecc., mi sono dato coscienza che comunque durante la settimana si poteva lavorare lo stesso, cambiando il sistema di allenamenti standardizzati che ho sempre avuto nella mia testa. Dove voglio arrivare? Che la capacità di adattamento ed il sapersi rivisitare nel modulare un piano di lavoro gia programmato e stilato, è fondamentale per portare comunque avanti il lavoro stesso. Arrabbiarsi, imprecare, fare le facce, non serve assolutamente a nulla, anzi ti porta una negatività diffusa su te stesso e su tutti quelli che ti stanno intorno. Ognuno di noi può essere contagioso, deve decidere cosa fare della sua quotidianità: contagioso positivo o negativo? Questo è il punto.
Finito lo snack, di nuovo in bus per una mezza ora di transfert.

Il campo del CSKA non è certo quello di ultima generazione. Tutto estremamente pulito ed ordinato, magari non moderno e non esasperatamente tecnologico ma sicuramente con il suo fascino. Un po’ come una una bella donna che senza apparire ed essere eccessiva per farsi notare, nella sua semplicità ha l’eleganza e lo stile del non saper apparire ma nell’essere affascinante.
L’allenamento estremamente semplice. Alcuni concetti di attacco e difesa, una bella “scarburata” tra contropiede-transizione a 5c0 ed una dose massiccia di tiro agonistico in modalità competizione. Ai ragazzi le nostre proposte vogliono essere tutte in chiave sfida, challenge, gara dove anche nello stupido esercizio, che sia di tiro od altro, c’è chi vince e chi perde. Allenare la mente alla continua competitività, ti forgia e ti aiuta alla competitività con il tuo avversario e quindi con la squadra avversaria.
Doccia tutti insieme al palazzo, voglio evitare che qualcuno possa prendersi un’infreddatura da sudati post allenamento. Si torna in hotel, cena e poi lavoro per Massimo Maffezzoli, Paolo Citrini ed il sottoscritto, per le ultime cose da sistemare per domani. Ci aggiorniamo a domani, la palpebra cala inesorabilmente.

Leave a Comment

Translate »